Chi a Ginevra e chi no
Con Durban II s’aggiorna la mappa diplomatica sull’odio contro Israele
Durban II è iniziata da dove era finita Durban I: con un virulento attacco antisemita e antioccidentale, questa volta da parte di un negazionista che vuole cancellare Israele dalla mappa. Lo stato ebraico è “totalmente razzista” e “perpetratore di genocidio” ha detto ieri il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad. Leggi Così il mondo si è preparato a Durban II

Il suo successore Ban Ki-moon è “profondamente deluso che alcuni abbiano scelto di restare in disparte” e ha criticato i “gruppi di interesse di diverse obbedienze politiche e ideologiche (che) si sono opposti” al bis di Durban I. Come il presidente iraniano, che ha condannato le “cospirazioni di potenze e cerchie sioniste contro questa Conferenza”. I diplomatici europei e decine di altri delegati hanno protestato contro Ahmadinejad, abbandonando temporaneamente la sala del Palais des Nations. Il boicottaggio guidato da Usa, Canada e Italia – anche se per pochi minuti – si è allargato al resto dell’occidente. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha chiesto “estrema fermezza” all’Unione europea dopo “l’intollerabile appello all’odio razziale” di Ahmadinejad. “La nostra previsione si è rivelata corretta”, ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini: Durban II si è risolta “in una cattiva occasione utilizzata per incitare all’odio anti israeliano”.
L’Italia, dopo essersi trascinata dietro Germania, Polonia e Olanda, spera che tutta l’Ue si ritiri dalla Conferenza, come ha annunciato la Repubblica ceca – “non possiamo permettere che la nostra presenza legittimi un attacco inaccettabile” – ma ieri gli altri delegati europei sono ritornati nella sala del Palais des Nations.
Non sono soltanto i richiami a Durban I – “frasi inaccettabili che equiparano Israele a un paese razzista”, ha detto Frattini – a motivare il fronte del boicottaggio. L’Organizzazione della conferenza islamica ha chiesto una condanna (anche penale) della “diffamazione delle religioni”: per l’Olanda e la Danimarca, che fanno i conti con le minacce e le violenze contro chi critica o dileggia l’islam, è una violazione inaccettabile della libertà di espressione. La mappa delle posizioni occidentali è variegata, in parte condizionata dalle comunità di immigrati islamici. Il Regno Unito ha inviato una delegazione minore. La Francia ha la sua “politique arabe”. Il Belgio ha lanciato un appello a “una partecipazione massiccia” dopo aver negoziato le conclusioni finali assieme a Russia ed Egitto e sotto la presidenza della Libia. Così Bruxelles, il cui Parlamento accusa Benedetto XVI di crimini contro l’umanità per le dichiarazioni su preservativi e Aids, si ritrova al fianco di Benedetto XVI nel sostenere Durban II.
Non sono soltanto i richiami a Durban I – “frasi inaccettabili che equiparano Israele a un paese razzista”, ha detto Frattini – a motivare il fronte del boicottaggio. L’Organizzazione della conferenza islamica ha chiesto una condanna (anche penale) della “diffamazione delle religioni”: per l’Olanda e la Danimarca, che fanno i conti con le minacce e le violenze contro chi critica o dileggia l’islam, è una violazione inaccettabile della libertà di espressione. La mappa delle posizioni occidentali è variegata, in parte condizionata dalle comunità di immigrati islamici. Il Regno Unito ha inviato una delegazione minore. La Francia ha la sua “politique arabe”. Il Belgio ha lanciato un appello a “una partecipazione massiccia” dopo aver negoziato le conclusioni finali assieme a Russia ed Egitto e sotto la presidenza della Libia. Così Bruxelles, il cui Parlamento accusa Benedetto XVI di crimini contro l’umanità per le dichiarazioni su preservativi e Aids, si ritrova al fianco di Benedetto XVI nel sostenere Durban II.
Il Papa ha salutato come “importante” la Conferenza sul razzismo per le stesse ragioni di alcuni paesi islamici che opprimono i cristiani: il rapporto tormentato della Santa Sede nei confronti delle Nazioni Unite e delle sue politiche etico-sociali questa volta ha trovato soddisfazione nella richiesta di perseguire chi offende la fede. In realtà, nel testo finale la diffamazione delle religioni è stata sostituita da un vago riferimento agli “stereotipi negativi contro gli adepti religiosi”. Anche le frasi esplicite contro Israele, incluse nel documento iniziale, hanno lasciato il posto alla denuncia “del razzismo (…) sotto l’occupazione straniera”. Per la maggior parte dell’Ue, Durban II rischia “di essere dirottata, il testo non è ideale, ma è il risultato di un lungo compromesso” che va sostenuto. Per il fronte del boicottaggio è una questione politica più ampia. La Conferenza è una “piattaforma per altri interessi”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier. Durban II è “la punta di un iceberg in cui dittature e regimi islamici hanno preso in ostaggio il sistema Onu di difesa dei diritti umani”, spiega al Foglio un diplomatico. Il Consiglio dei diritti umani ha passato la maggior parte dei suoi tre anni di vita a condannare Israele e l’occidente.